Tecnica

“Public Speaking: 3 skills irrinunciabili” di Andrea Bordin

Ci sono Ceo illuminati e convintissimi del fatto che i loro manager debbano essere eccellenti quando parlano in pubblico.
Soprattutto nel Network Marketing, questa abilità è tra i primi fattori di successo. Anzi senza di questa abilità non vai avanti e il bello è che ti serve averla da subito.

Ad un manager prima o poi succede, per necessità o per scelta, di trovarsi di fronte ad un pubblico al quale raccontare qualcosa dell’azienda che rappresenta.

Del resto un manager che trasmette grande autorevolezza, con altrettanto fascino e capacità di coinvolgimento del pubblico, è senza dubbio il miglior biglietto da visita per se stesso e al tempo stesso la “migliore broschure” per tutta l’azienda.

Quando capita di ascoltare il discorso di un manager, che pur pieno di esperienza e conoscenza nel suo campo, mentre parla non trasmette emozioni a chi lo ascolta, l’azienda per la quale lui parla perde punti. Tanti punti!

Questo succede ahimè spesso e per tre motivi principali:

  • Si crede che l’esperienza sia sufficiente
  • Non si sa come fare e ci si improvvisa
  • Si sono frequentati corsi specifici ma sommari per un’arte così sottile, importante e varia.

La maggior parte dei corsi di formazione per il public speaking sono basati interamente su tecniche che promettono principalmente di risolvere due problemi:

  1. Capacità nella gestione delle emozioni
  2. Memorizzazione del discorso per evitare di incappare in momentanee amnesie e “perdere il filo”.

A questi due aspetti vengono dedicate dalle 4 ore ai 2 giorni. Qualcuno propone corsi di public speaking in video-corsi di improbabile efficacia o se va meglio in webinar.

Quest’ultima modalità potrebbe in realtà essere un’eccellente idea vista la peculiarità del sistema di comunicazione in pubblico attraverso il web e la sua enorme recente diffusione. Anche in questo caso però, se non c’è stata prima una adeguata e approfondita formazione in presenza, sono altissime le probabilità che tale attività risulti inutile. Sarebbe come voler andare all’università senza farsi prima 5 anni al liceo.

L’arte della parola in pubblico non è possibile impararla in così poco tempo e soprattutto non basta una manciata di tecniche per padroneggiare un’arte così importante e antica.

Ecco i 3 punti più importanti per ottenere l’eccellenza: scopo, psicologia della Voce e emozioni.

1. Scopo

Spesso chi parla in pubblico parte da un “devo fare bella figura”.
Per “fare bella figura” serve farsi una domanda e non affidarsi ad una affermazione di speranza.
La prima cosa che insegno è capire lo scopo per cui si parla e la domanda giusta è:

“Cosa voglio che succeda, cosa deve fare il mio pubblico quando avrò finito il mio discorso?”

Voglio che applauda? Magari una standing ovation? Voglio che venga compiuta una particolare azione?
È dalla risposta a questa domanda che inizia il successo del tuo discorso.

2. Psicologia della Voce

Nel parlare al pubblico, ci sono aspetti molto importanti della comunicazione che nessuno ti dice, uno fra tutti è il modo in cui usi la tua voce.
Soprattutto nei corsi di public speaking la voce viene considerata dal punto di vista estetico (per capirci, quanto è bella).

Si ignorano invece gli effetti che la voce ha su chi parla e chi ascolta dal punto di vista fisiologico, psicologico, cognitivo e comportamentale.

L’impatto che la voce dell’oratore può avere su questi quattro livelli e quindi sul risultato atteso, può essere devastante, negativo o eccellente in funzione della consapevolezza e dell’abilità di chi parla.

Di solito non si manifesta un effetto neutro. Questo per dire che la Voce non è mai indifferente e chi manifesta daltonismo vocale (che è la dualità e l’incoerenza tra intonazione della voce, argomenti, parole, linguaggio del corpo ed emozioni), non potrà mai compensare questa carenza con altri mezzi o tecniche.

3. Le Emozioni

“Andrea, con il tuo master Speech in Flow imparerò a gestire le mie emozioni quando parlo in pubblico?”
Questa è la domanda numero uno che mi viene rivolta e dalla quale si denota che “emozionarsi” è la principale preoccupazione di ogni novello Cicerone.
La mia risposta è sempre la stessa: “quali emozioni vorresti gestire? che cosa ti fa pensare che le emozioni debbano essere sempre gestite?”

Ecco uno dei lavori più importanti e che richiede un notevole investimento di tempo e tecnica: il fatto di considerare le emozioni un plus e non un minus nell’arte della parola in pubblico.

Serve portare la persona a disidentificarsi dalle proprie emozioni.

Noi non siamo le nostre emozioni ma tendiamo ad identificarci in quegli stati d’animo e mantenerli nel tempo. Soprattutto per quanto riguarda le emozioni più difficili.

È quindi necessario imparare a riconoscerle, distinguendo tra emozioni “basse” e difficili da elaborare, come paura, disgusto, ansia, rabbia da un lato, ed emozioni “alte”, più facili da elaborare, come allegria, gioia, felicità, empatia, calma, sicurezza e passione.
Solitamente le emozioni sono fugaci e quindi durano poco nel tempo.

Per questo motivo, saper sostituire emozioni basse con quelle alte e decidere quanto trattenere queste ultime fino a trasformarle in sentimenti duraturi, è molto funzionale a due aspetti importanti dell’arte di parlare al pubblico:

divertimento e spontaneità

In conclusione se abbiamo necessità di parlare al pubblico, vale la pena di sfruttare al massimo le occasioni che abbiamo, aumentando le abilità che servono per essere eccellenti, affascinando così il proprio pubblico e divertendosi.

Nella sostanza, serve un vero e proprio processo di evoluzione personale che richiede un tempo che secondo il protocollo Speech in Flow, contenuto nel mio metodo NeuroVoiceColors®, è di circa sei mesi.

Ecco le attività previste in questo lasso di tempo:

  • 40 ore di formazione in presenza divise in 3 blocchi
  • 20 video di supporto all’apprendimento e al mantenimento futuro post master
  • 4 sessioni di coaching personale
  • 3 analisi e verifiche dello stato di evoluzione di ogni singolo discente,
  • 1 moviola coaching finale
  • 1 palestra online gratuita per allenamenti mensili e conseguente feedback del pubblico oltre che di un esperto certificato #NeuroVoiceColors.
  • ♾️ consulenza online per sempre e gratuita

In oltre un impegno di questa portata merita anche garanzie “rischio zero totale”.
Non è assolutamente possibile imparare a parlare al pubblico in due giorni se si vogliono raggiungere risultati che permettano di distinguersi e fare la differenza.

Il tempo serve a far sedimentare le informazioni e le esperienze, affinché il sistema meccanicistico alla base del protocollo Speech in Flow, si possa trasformare in un comportamento inconscio e quindi automatico, senza far perdere l’identità a chi lo vuole acquisire.

Ecco cosa hanno scritto di recente Ivano De Natale (Ceo di Reviva) e i suoi manager al termine di un percorso dedicato:

Giulio: scoprire lo stato di flow è stata una scoperta straordinaria. È una risorsa che cambia il modo di approcciarsi alle sfide e permette di divertirsi nell’affrontarle

Marco: mi sono scoperto capace di improvvisare in caso di momentanea difficoltà

Irene: sono molto soddisfatta di aver imparato ad affrontare serenamente e senza ansia i miei speech.”

Ivano: incredibile aver ottenuto un tale risultato così sorprendente da parte di tutti”

Simona: sono sorpresa per il fatto di aver trasformato ciò che prima mi dava molta ansia in un gioco.

Azzurra: credevo di temere il giudizio del pubblico mentre invece ho capito che sono il giudice più severo di me stessa. Questo mi da grande consapevolezza e Andrea mi ha fornito gli strumenti per risolvere questo aspetto verso il quale mi sento già meglio.

Stai maturando l’idea di frequentare un corso di public speaking?
Oppure quelli che hai frequentato finora non hanno risolto i tuoi problemi e non ti hanno fatto sentire nessun wow?

Secondo me ho un’ottima soluzione per te.

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Prendiamoci un appuntamento e parliamone.

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