Formazione

Lavorare in gruppo? Si ma con un grande Leader di Claudio Maffei

C’ERA UNA VOLTA UN CUOCO CHE ANDAVA IN GIRO PER I PAESI A INSEGNARE RICETTE DI PIATTI SAPORITI.

Era un cuoco famoso per una polvere magica che rendeva squisiti i suoi piatti.

Ogni paese aspettava con trepidazione e curiosità la sua venuta, sicuro di imparare qualcosa di nuovo.

Era infatti molto creativo e sapeva utilizzare bene le risorse dei diversi luoghi.

Nei paesi dei pescatori insegnava a pescare e a cucinare il pesce, nei paesi dei cacciatori a cacciare e a cucinare la carne, nei paesi degli agricoltori a coltivare la terra e a cucinare le verdure.

Un giorno arrivò in un paese molto povero. Qui, decise di insegnare la ricetta del minestrone.

Si fermò nell’unica piazza con la sua grande pentola. Ci mise l’acqua, un po’ di sale e… la sua polvere magica, l’ingrediente che rendeva squisiti i suoi piatti. Dopo una mescolata assaggiò e disse, tra sé e sé, “ci vorrebbe una cipolla”. Subito, uno, corse a casa a prendere una cipolla.

Arrivata la cipolla il cuoco la mise nella pentola. Assaggiò nuovamente e disse “uhm mancherebbe una patata”. Chi sentì, si precipitò a prendere una patata che lui mise nella pentola. Assaggiò di nuovo e disse “ci starebbe bene una carota” . Chi sentì fu ben felice di contribuire con la sua carota. Poi, a mano a mano, si accorse che mancava un peperone, una zucchina, del prezzemolo, dell’aglio e così via fino a quando fu soddisfatto del sapore del minestrone.

Adesso era proprio squisito!

Gli abitanti lo gustarono e ognuno disse che non aveva mai mangiato un minestrone così buono.

Tutto merito della polvere magica del cuoco!

Lui invece sapeva che il merito era un altro. Ma questo rimase il suo segreto.

Quando si dice lavoro di gruppo o lavoro di squadra si apre un mondo.

Sì perché può essere bellissimo o può essere un vero incubo. Il fatto che si verifichi l’una o l’altra situazione dipende da una quantità di fattori.

Chiamiamo lavoro di gruppo un processo nel corso del quale più persone collaborano per raggiungere un obiettivo.

L’idea di base del lavoro di gruppo è che il tutto sia maggiore delle parti. Cioè che il risultato finale prodotto dal gruppo sia più rilevante, per ampiezza, qualità, complessità, innovazione, valore, della somma dei singoli contributi che ciascun partecipante potrebbe produrre da solo.

Anche se, oggi, costituire gruppi di lavoro va di moda, trovo che non abbia alcun senso raggruppare persone per sommare il lavoro che i singoli svolgerebbero più comodamente, da soli.

Tra l’altro, nemmeno tutte le fasi di un lavoro di gruppo, vengono svolte in gruppo. Per esempio, è opportuno che ciascun membro si prepari o si documenti autonomamente, prima. La presenza di un singolo partecipante non preparato, o non allineato sugli obiettivi, può danneggiare il lavoro di tutti e pregiudicare il risultato finale. Per non parlare della perdita di tempo.

LA SCELTA DELLE
 PERSONE, ASSIEME ALLA CONDUZIONE DEL GRUPPO, È FONDAMENTALE. I RISULTATI CHE OTTERREMO DIPENDERANNO DAL
 MODO IN CUI LE PERSONE VENGONO TRATTATE.

Il leader del gruppo dovrà creare un clima positivo, un ambiente in cui ogni partecipante si senta a proprio agio e per fare ciò dovrà conoscere la psicologia del gruppo. Perché, nel lavoro di gruppo, l’emotività è più elevata, il livello di attenzione è più limitato, le persone ragionano in modo più semplificato.

Insomma non è assolutamente detto che il lavoro di un gruppo sia per forza migliore del lavoro di un singolo.

La comunicazione fra singoli sarà più difficile. Proprio per questo il leader dovrà stimolare la partecipazione, assicurare la comunicazione, facendo in modo che tutti i partecipanti comprendano i contenuti. Evitare che la discussione si trasformi in dialoghi fra singoli.

All’interno di un gruppo, infatti, è utile riconoscere i tratti caratteristici delle persone.

  • Il chiacchierone che sposta la discussione su temi non attinenti o personali.
  • Il dominante che con il suo eccesso di partecipazione inibisce gli altri e suscita conflittualità.
  • Il saccente/logorroico che si perde in lunghi monologhi ripetitivi e spesso fuori tema.
  • L’aggressivo che ha reazioni di difesa e di attacco sproporzionate alla situazione.
  • Il negativo/critico che trasmette emotivamente negatività al gruppo.
  • Il silenzioso. Un individuo analitico, che non si mette in gioco.
  • L’indifferente che trasmette pesanti messaggi di noia influenzando negativamente il gruppo.
  • Il giocherellone che utilizza il suo humour per mettersi in concorrenza con il moderatore.

Ci sono però lavori che strutturalmente possono essere fatti solo da più individui.

Si tratta dei lavori di squadra: un insieme di persone ciascuna delle quali ha un ruolo preciso, fondato su competenze specifiche e integrato con tutti gli altri. Pensiamo a una troupe cinematografica, a un’équipe chirurgica, agli astronauti di una stazione spaziale, a un team di ricercatori. Ma anche a una squadra di calcio o a un’orchestra.

Se le squadre lavorano sempre insieme, i gruppi non lo fanno.

Alcuni si riuniscono in modo ricorrente, altri no. Possono essere chiamati a svolgere compiti molto diversi tra loro: prendere decisioni, risolvere un problema, sviluppare un progetto, produrre idee, ottimizzare un processo, svolgere funzioni di orientamento, consulenza, controllo e verifica.

In alcuni casi, i ruoli dei singoli non sono ben definiti da competenze specifiche ed esclusive, allora è fondamentale che l’obiettivo sia ben definito, concreto, chiaro e condiviso, sempre ben presente nella mente di tutti.

Una squadra di norma sa bene qual è il suo compito, ed è allenata a compierlo.

Un gruppo che non conosce o che perde di vista il suo obiettivo non arriverà da nessuna parte.

E poi è necessario che il gruppo sia ben bilanciato, fondato sulla parità, sul riconoscimento, sul rispetto e sulla condivisione di regole, criteri e valorizzazione delle differenze in termini di sensibilità, punti di vista, esperienze, formazione, etnia, età, provenienza, genere e così via..

I gruppi più difficili da gestire sono quelli formati da persone “diverse”. Possono avere un alto grado di conflittualità, ma, se li sapremo governare, saranno i più produttivi e i più creativi.

In estrema sintesi, è tutta una questione di leadership, di saper gestire il gruppo in modo chiaro ed equilibrato.

Chiaro sugli obiettivi, equilibrato nel bilanciare idee individuali, creazione collettiva e collaborativa.

Insomma come diceva Henry Ford
“Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”

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