Motivazione

Gioco di Squadra di Riccardo Pittis

Michael Jordan è considerato da molti, compreso il sottoscritto, il più grande giocatore di basket di tutti i tempi. E’ stato votato 5 volte MVP, è stato 10 volte il miglior realizzatore, per 6 volte è stato il miglior giocatore delle finali. Il più grande! Un giocatore capace di vincere 3 titoli, smettere di giocare per una grave crisi personale in seguito all’uccisione del padre, tornare in campo 18 mesi dopo e vincere altri tre anelli, per un totale di 6 titoli NBA vinti. Pazzesco!

Queste notizie le conoscono in tanti. Pochi invece sanno che il suo primo titolo lo ha vinto al suo settimo anno nella NBA!

Nei primi sei anni da Pro vinse 4 volte il titolo di miglior realizzatore, un titolo di MVP ed uno come miglior difensore. Era fortissimo, ma commetteva un grande errore: non giocava con i compagni.

Il motivo per cui ha iniziato a vincere è perché è diventato un giocatore di squadra.

Ha cominciato ad avere fiducia nei suoi compagni e non solo nel suo smisurato talento. Li ha coinvolti, passandogli la palla ed è passato dall’essere un grandissimo giocatore ad essere un campione.

Nessuno è bravo abbastanza per vincere da solo. Nessuno può far bene quanto una squadra che gioca assieme. Per quanto si possa avere talento,solo il gioco di squadra ti permette di raggiungere i traguardi più ambiti con più facilità e più rapidamente.

Nella mia carriera ho avuto la fortuna di giocare in squadre vincenti.

Ho iniziato a giocare in serie A nell’Olimpia Milano quando avevo 16 anni. Una squadra leggendaria composta da giocatori straordinari come Dino Meneghin, Mike D’Antoni e Bob McAdoo solo per citarne alcuni ed allenata da un mito vivente come Dan Peterson.

Con loro ho vinto tanto e soprattutto ho imparato a vincere. Mi hanno insegnato cosa vuol dire ESSERE UNA SQUADRA, dove ognuno dei giocatori porta un valore aggiunto per il successo del gruppo.

Tutti i componenti sono importanti se non fondamentali per la vittoria finale, perché in una squadra, non esistono ruoli marginali.

A tal proposito, vi voglio raccontare un aneddoto riguardante un mio compagno di quella squadra leggendaria.

Molti conoscono i grandi giocatori che ho nominato in precedenza, tanti avranno sentito nominare altri come Premier, Gallinari, Boselli o il sottoscritto. Credo che pochissimi conoscano Mario Governa.

Mario era il decimo uomo di quella squadra. Tenete conto che il 10° uomo di una squadra di basket è un po’ l’equivalente del terzo portiere nel calcio. Si allena sempre e non gioca MAI!

Governa oltretutto aveva un compito veramente ingrato, quello cioè di dover marcare in allenamento Dino Meneghin, un’autentica macchina da guerra letale. Prendeva un sacco di botte e non poteva fiatare.

Ogni giorno però Mario veniva in palestra con una determinazione, una voglia ed una motivazione incredibili e si allenava, pur sapendo di non giocare mai alla domenica, impegnandosi al 120%.

Tutto questo accadeva perché quel leader geniale di Coach Dan Peterson un giorno dichiarò ad un giornale:
“Noi vinciamo anche perché abbiamo il miglior decimo uomo al mondo!”.

Una frase che, se analizzata, non vuol dire nulla perché non è possibile quantificare il valore di un giocatore che non gioca mai, oltretutto su scala mondiale.

Non aveva nessun significato per tutti, tranne che per una persona: Mario Governa.

Nel momento in cui senti dire al tuo capo che tu sei importante tanto quanto gli altri e sei di conseguenza parte integrante della squadra e artefice delle vittorie, sviluppi un fortissimo senso di appartenenza alla maglia ed una motivazione che ti spinge ad andare ben oltre i tuoi limiti.

Dare la giusta importanza a tutti i membri di un gruppo è una delle chiavi principali per ottenere il massimo da ognuno di loro ed aumentare così la possibilità di creare un team vincente.

Dopo aver giocato a Milano, sono passato alla Benetton Treviso ed ho potuto mettere in pratica gli insegnamenti appresi dai miei grandi maestri.

Dalla mia esperienza sportiva ho imparato che una squadra, per essere vincente, deve avere delle caratteristiche ben precise, che ho voluto riassumere e condividere con voi:

  1. Deve avere un obiettivo e una strategia
  2. Deve avere un leader
  3. Deve comunicare
  4. Deve avere ruoli precisi
  5. Deve avere regole e disciplina
  6. Deve impegnarsi ogni giorno
  7. DEVE SEMPRE GIOCARE PER VINCERE

Ogni squadra è composta da giocatori e se volete essere dei buoni team-players, vi suggerisco di seguire queste 10 regole

  • Rispetta tutti i componenti della squadra
  • Sii sempre un valore aggiunto
  • Mantieni sempre autodisciplina
  • Sii un esempio per i tuoi compagni
  • Ricerca ogni giorno l’eccellenza
  • Aiuta i tuoi compagni in difficoltà
  • Adattati alle esigenze della squadra, non il contrario
  • Ammetti i tuoi errori e non cercare scuse
  • Se hai qualcosa da dire, dilla!
  • Accetta ed ascolta i feedback

Quali sono le caratteristiche che già avete e che potreste migliorare ulteriormente? Cosa potreste fare ancor di più e meglio per aiutare la vostra squadra a vincere e quindi averne, come conseguenza, un beneficio personale?

Queste ed altre domande di coaching potrebbero permettervi di raggiungere e far raggiungere alla vostra squadra risultati ancor più importanti ed ambiziosi.

Buone vittorie!!

Autore: Riccardo Pittis – RP7 Performance Coach www.riccardopittis.it

Articoli correlati

La sfida dei 21 giorni in 10 passi di Lucia Giovannini

La redazione

FORZA E CORAGGIO. Il gioco di squadra di Giacomo “Jack” Sintini

La redazione

Dare prima di ricevere di Gianluca Spadoni

La redazione

Lascia un commento

Per offrirti un' esperienza di navigazione efficace il nostro sito utilizza dei Cookies. Continuando la navigazione ne accetti l'utilizzo. Chiudi Trattamento dei dati personali