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Come ritrovare la concentrazione: dalla Psicologia Positiva un esercizio utile

“Con una realtà che cambia di giorno in giorno, di ora in ora, è naturale che l’incertezza possa portare a stati di ansia e paura. La mente umana è automaticamente attratta dalla peggiore delle ipotesi possibili, anche se molto spesso si tratta di una visione poco accurata” sostiene Martin Seligman. “Vedere le cose in maniera catastrofica è un normale schema mentale adattivo evoluzionistico, ma in realtà ciò che formuliamo è un’idea negativa e molto poco realistica.”

Il Professor Seligman è il padre fondatore della Psicologia Positiva e oggi direttore del Penn Positive Psychology Center. Nel 2016 abbiamo avuto il piacere di ascoltarlo sul palco di Performance Strategies e in questi giorni ci siamo rivolti a lui per approfondire quali sono gli strumenti e le risorse a cui attingere oggi per affrontare al meglio questa situazione.

È stato proprio il Professor Seligman a inviarci le indicazioni per svolgere un semplice esercizio da lui stesso testato in diverse circostanze e con numerosi gruppi di persone, che può aiutarci a ritrovare la concentrazione nei momenti più intensi e a dirigere i pensieri irrazionali verso la razionalità.

Focalizzarsi e mettere in prospettiva: 4 step

Per rifocalizzarci e ritrovare le concentrazione, Seligman suggerisce un semplice esercizio, quello della Messa in prospettiva, che aiuta a contrastare il cosiddetto worst case scenario e l’opzione più ottimistica, per incanalare invece i pensieri in un flusso razionale e propositivo.

Step 1- Chiediti: qual è la peggiore situazione possibile?

La risposta sarà diversa in base all’età e allo stato di salute di chi si pone questa domanda. Seligman fa l’esempio del suo scenario, un uomo di 77 anni che vive in Montgomery County, Pennsylvania, località che negli ultimi giorni è stata chiusa per prevenire la diffusione del virus. I suoi pensieri più negativi arrivano automaticamente all’estremo: “Sicuramente sarò contagiato, dato che mia figlia frequenta la scuola, qui. Una volta contagiato, il mio caso si aggraverà e, vista la mia età, morirò.”

Step 2: Fai lo sforzo di immaginare il migliore scenario possibile.

In questa parte dell’esercizio, il Professor Seligman penserebbe: “Non sarò contagiato e nemmeno la mia famiglia. La situazione rientrerà e staremo tutti bene.”

Step 3: Ora considera lo scenario più probabile.

Nella situazione del Professor Seligman, l’opzione più verosimile sarebbe: “È probabile che alla fine verrò contagiato, ma come la maggior parte degli adulti, avrò sintomi leggeri o sopportabili. Anche se sono in età a rischio, godo di buona salute, quindi sarò malato per una settimana circa, poi mi riprenderò.”

Step 4: Infine, sviluppa un piano per lo scenario più realistico.

È l’esatto opposto di sprecare energie rimuginando su qualcosa che molto probabilmente non accadrà. È meglio, invece, prepararsi ad una casistica più realistica, in modo da saper affrontare davvero quella che potrebbe essere una situazione difficile o sfidante. Il piano di ciascuno dipende dalle circostanze individuali. Per esempio, qualcuno potrebbe dover tenere in considerazione la necessità di un aiuto per gestire i figli nel caso in cui si ammalasse. Qualcun altro dovrà preoccuparsi di avere una sufficiente scorta di medicinali e cibo per restare in casa. Ancora, ci sono sono le implicazioni professionali da considerare. Chi rientra nella fascia più a rischio, invece, dovrà anche calcolare la necessità di qualcuno che possa assisterlo in caso di bisogno.

Fonte: Performance Strategies partner di Networker Magazine

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